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PREZZA

 L'Aquila, Abruzzo
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Stemma di Prezza
Alla scoperta di Prezza

Incastonato fra i monti dell'Appennino abruzzese si staglia Prezza, comune adagiato su un'altura rocciosa che regala scorci panoramici sulla valle sottostante. Conosciuto come il "terrazzo della Valle Peligna”, Prezza ha conservato intatto l'assetto medievale nel suo raccolto centro storico nel quale archi eleganti ne collegano le strade. Passeggiando tra i vicoli del comune si possono ammirare edifici di pregio come la chiesa parrocchiale di Santa Lucia – patrona del paese – ascrivibile al XV secolo e restaurata nel 1557 in stile rinascimentale, cui fanno eco il palazzo baronale, l'adiacente chiesa di San Giuseppe e la chiesa di Santa Maria del Colle, risalente al XII secolo e situata nell’omonima contrada. Il complesso architettonico – noto anche come chiesa della Madonna di Loreto – è in stile romanico rurale ed è definito da una pianta a forma rettangolare. Al centro della facciata si apre un portale gotico-romanico - ai cui lati sono presenti due colonnine che sorreggono dei capitelli con raffigurazioni di palmette -, preceduto da un protiro, sormontato da un arco a sesto acuto. Prezza – sito già abitato in epoca romana - è situato nel cuore dell'Abruzzo, area territoriale dedita alla coltivazione di varietà di uva a bacca nera, destinata prevalentemente alla produzione del secco e armonico vino Montepulciano d’Abruzzo. Numerosi sono i prodotti agro-alimentari di spiccata valenza del territorio di Prezza: l'olio extravergine d'oliva, l'aglio rosso - eccellente qualità produttiva della frazione Campo di Fano, celebrata nell'annuale sagra di fine luglio - e il prelibato carciofo di Prezza, cui annualmente e a maggio è dedicata una sagra. La località è anche un punto di partenza ottimale per scoprire le Gole del Sagittario – area naturale che si estende per circa quattrocento ettari, uno spettacolare canyon calcareo dovuto alla millenaria erosione delle acque del fiume Sagittario – e la riserva naturale guidata Gole di S. Venanzio, il cuore verde d’Abruzzo, un concentrato di bellezza naturalistica nella quale trascorrere vacanze all'insegna del relax o delle attività outdoor.

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Stemma di Prezza
Alla scoperta di
Prezza

Incastonato fra i monti dell'Appennino abruzzese si staglia Prezza, comune adagiato su un'altura rocciosa che regala scorci panoramici sulla valle sottostante. Conosciuto come il "terrazzo della Valle Peligna”, Prezza ha conservato intatto l'assetto medievale nel suo raccolto centro storico nel quale archi eleganti ne collegano le strade. Passeggiando tra i vicoli del comune si possono ammirare edifici di pregio come la chiesa parrocchiale di Santa Lucia – patrona del paese – ascrivibile al XV secolo e restaurata nel 1557 in stile rinascimentale, cui fanno eco il palazzo baronale, l'adiacente chiesa di San Giuseppe e la chiesa di Santa Maria del Colle, risalente al XII secolo e situata nell’omonima contrada. Il complesso architettonico – noto anche come chiesa della Madonna di Loreto – è in stile romanico rurale ed è definito da una pianta a forma rettangolare. Al centro della facciata si apre un portale gotico-romanico - ai cui lati sono presenti due colonnine che sorreggono dei capitelli con raffigurazioni di palmette -, preceduto da un protiro, sormontato da un arco a sesto acuto. Prezza – sito già abitato in epoca romana - è situato nel cuore dell'Abruzzo, area territoriale dedita alla coltivazione di varietà di uva a bacca nera, destinata prevalentemente alla produzione del secco e armonico vino Montepulciano d’Abruzzo. Numerosi sono i prodotti agro-alimentari di spiccata valenza del territorio di Prezza: l'olio extravergine d'oliva, l'aglio rosso - eccellente qualità produttiva della frazione Campo di Fano, celebrata nell'annuale sagra di fine luglio - e il prelibato carciofo di Prezza, cui annualmente e a maggio è dedicata una sagra. La località è anche un punto di partenza ottimale per scoprire le Gole del Sagittario – area naturale che si estende per circa quattrocento ettari, uno spettacolare canyon calcareo dovuto alla millenaria erosione delle acque del fiume Sagittario – e la riserva naturale guidata Gole di S. Venanzio, il cuore verde d’Abruzzo, un concentrato di bellezza naturalistica nella quale trascorrere vacanze all'insegna del relax o delle attività outdoor.

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Informazioni su Prezza

Regione

Abruzzo

Provincia

L'Aquila (AQ)

Abitanti

918

Altitudine

m. 480 s.l.m.

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Punti di interesse

Abbazia Di San Clemente A Casauria
Abbazia Di San Clemente A Casauria

L'abbazia fu edificata dall'imperatore Ludovico II, pronipote di Carlo Magno, nell'871 a seguito di un voto fatto durante la sua prigionia nel ducato di Benevento. In principio dedicata alla Santissima Trinità, fu poi nominata a san Clemente quando, nell'872, vi si traslarono i suoi resti. Fu soggetta, nei secoli successivi, a numerosi saccheggi: ad opera dei Saraceni nel 920 e, nel 1076, fu distrutta dal conte normanno di Manoppello Hugues Maumouzet. L'abate benedettino Grimoaldo intraprese la ricostruzione della chiesa che fu riconsacrata solennemente nel 1105. I lavori di ricostruzione terminarono solamente nella seconda metà del XII secolo sotto la conduzione dell'abate Leonate. L'abbazia divenne ricca e potente grazie alle donazioni di Ludovico II e i suoi successori; in seguito con il denaro accumulato seppe acquistare territori. D'altronde si poté permettere di nominare propri vassalli. Era poi in una posizione strategica perché quelle strade erano vie molto frequentate dai pellegrini che si recavano a Roma, a Gerusalemme e in altre località. L'interno è composto da tre navate con abside semicircolare, che conducono al pulpito. Le arcate ogivali con doppia ghiera trovano riferimenti nel primo gotico borgognone. La maggiore altezza della navata centrale permette l'apertura di monofore lungo i fianchi. Il transetto non è perfettamente ortogonale alle navate. Tramite due rampe di scale si accede alla cripta. L'altare maggiore è costituito da un sarcofago paleocristiano, sormontato da un ciborio del XIV secolo. Il sarcofago è ricco di bassorilievi, come San Pietro tra le guardie, al centro Cristo tra Santi Pietro e Paolo, e a destra Pietro che rinnega Gesù.

Monumento Nazionale


Eremo Abbazia Di Santo Spirito A Majella
Eremo Abbazia Di Santo Spirito A Majella

Attualmente dell'eremo restano conservati la chiesa, la sagrestia e le rovine del monastero distribuite su due livelli, con la foresteria e delle celle. La chiesa presumibilmente aveva un portico formato da due archi. Sull'ingresso, restaurato alla fine del XVI secolo si nota la scritta "Ecclesia haec S. Spiritui ab Angelis consecrata, Aegris Medicina est, et Christi Fidelibus Dimittit Peccata Omnia" ed al centro "Porta Coeli". Il portale in legno, insieme alla statua di San Michele Arcangelo ed al tabernacolo, risalgono al 1894 quando la chiesa fu riaperta al culto. La parte più antica della chiesa è il presbiterio, che presenta archi a sesto acuto caratterizzati da costoloni e due porte a lato dell'altare che conducono al coro. Con la riapertura al culto della chiesa furono riportate all'eremo le opere che erano state trasferite nella chiesa di Roccamorice, come i dipinti della Madonna, la Discesa dello Spirito Santo nel Cenacolo, una statua di Cristo in legno ed un busto di papa Celestino V. A queste si aggiungono due tele dell'Ottocento con San Giuseppe e Sant'Elena. Il nucleo originario dell'eremo si trova nella parte bassa della chiesa, scavato nella roccia. Ha due ingressi, il primo dei quali fa accedere a quella che viene chiamata la stanza del Crocifisso da dove, tramite alcuni gradini, si accede ad un'altra stanza che potrebbe essere il giaciglio di Pietro da Morrone; il secondo ingresso conduce a due stanze per la sepoltura dei principi Caracciolo di San Buono. Seguono un primo blocco di stanze di servizio al piano terra e di camere al piano superiore, mentre un secondo settore è formato da sei grossi locali allo stato di rovine. Il terzo edificio è la foresteria, o Casa del Principe, che si sviluppa su tre piani. È possibile accedervi tramite un corridoio scavato nella roccia. Vicino all'ingresso della foresteria si trova la Scala Santa che, con 31 gradini, porta tra i ruderi di altri edifici. Un'altra scala di 76 gradini arriva ad una balconata coperta di notevoli dimensioni. Due brevi scale portano all'oratorio della Maddalena, ricavato nello sperone interno alla balconata.

Monumento Nazionale


Basilica Dei Santi Cesidio E Rufino
Basilica Dei Santi Cesidio E Rufino

La tradizione vuole che la basilica sia stata costruita sui resti dell'antico palazzo imperiale di Claudio. Rufino vescovo, nel 237 circa attuò i lavori della chiesa, affidandola al figlio Cesidio, martirizzato poi anch'egli, come il padre, insieme ai compagni di fede Placido ed Eutichio durante le persecuzioni romane. L'attuale edificio, di caratteristiche duecentesche, fu eretto sulle vestigia di uno più antico, del cquale sono testimoni gli atti custoditi nell'archivio parrocchiale. Negli anni successivi prese le forme di una vera e propria basilica e la sua fama crebbe. La struttura, a pianta rettangolare irregolare; la facciata a capanna è assai povera, con una finestra a semicerchio e due rettangolari. Sulla destra sorge un compatto ed imponente campanile a pianta quadrangolare, e dalla forma piramidale, scandito in due livelli. Il secondo livello infatti, quello della cella campanaria, ha la forma di una torretta. La facciata è inoltre arricchita da un piccolo portale, conservatosi nella sua forma medievale nei secoli, con una copertura soprastante. Sul lato sinistro della basilica è posto una cappella, detta "oratorio della Concezione", e un portale trecentesco perfettamente conservato, detto "portale degli Uomini". L'interno è suddiviso in tre navate, avendo conservato l'impianto trecentesco. L'ambone è duecentesco, mentre la decorazione floreale a capriate scoperte e è barocca. Importante è il colonnato di pietra montana e la cappella dei santi di Trasacco, ove sono conservate le loro reliquie. Nel reliquiario d'argento, in particolare, si conserva il cosiddetto "braccio di san Cesidio". Nell'oratorio si trovano i resti dei monumenti funerari dei Titecii, ovvero della gens Titecia, famiglia che fu a capo dell'amministrazione di Supinum, in epoca imperiale. Si tratta dei resti di un gruppo di lastre decorate da fregi d'armi e insegne militari.

Monumento Nazionale


Giardino Botanico Della Majella
Giardino Botanico Della Majella

Il Giardino, affiancato al complesso museale naturalistico ed archeologico, è stato aperto nel 1995. Occupa un'area di circa 9000 mq e contiene oltre 500 varietà di piante raggruppate in sezioni, nell'ottica di una fruizione didattica ed educativa. È localizzato a Lama dei Peligni (CH), a 650 m s.l.m., nel Parco Nazionale della Majella ed è stato riconosciuto Giardino di Interesse Regionale dalla Regione Abruzzo. Simbolo del Giardino è il Fiordaliso della Majella (Centaurea tenoreana). È intitolato a Michele Tenore, botanico di origine abruzzese che operò nel secolo scorso presso l'università di Napoli e fece diversi viaggi di carattere scientifico in Abruzzo ed esplorò in particolare il versante orientale della Majella.

Giardino Botanico

Cunicoli Di Claudio
Cunicoli Di Claudio

A sud della città di Avezzano, ai piedi del Monte Salviano si presentano gli imponenti imbocchi dei cunicoli di Claudio, impropriamente noti come cunicoli di Nerone. La galleria sotterranea, I magnifici imbocchi dei cunicoli di Claudio ( impropriamente conosciuti come cunicoli di Nerone), che si affacciano sulla piana del Fucino, sono collocati sotto il Monte Salviano, a sud della città di Avezzano. La galleria sotterranea, realizzata tra il 42 e il 51 d.C. in occasione dei primi tentativi di prosciugamento del lago Fucino, possiede una lunghezza di lunga 5.653 m. e ha una sezione variabile da 5 a 10 m² con un dislivello pari a 8.44 m.. Per semplificare il lavoro di perforazione e di estrazione del materiale, si scavarono 32 pozzi verticali e 6 cunicoli inclinati, dei quali rimangono ancora visibili i resti imponenti. Nei lavori che durarono circa 11 anni vennero coinvolti oltre 25.000 schiavi.

Monumento Nazionale

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La Sicilia è la più grande isola italiana e del mediterraneo, nonché la regione più estesa dell'Italia, la sua superficie ha una caratteristica forma triangolare. L'isola a Nord-Est è divisa dal continente dallo Stretto di Messina – un lembo di mare di circa 3km – è bagnata a Nord dal Mar Tirreno, a Ovest dal canale di Sicilia, a Sud-Ovest dal Mar di Sicilia, a Sud-Est dal canale di Malta, e a Est dal Mar Ionio.

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